Diario di Sopravvivenza ad Alta Quota

di admin | Giu 11, 2026 | RICETTE

Diario di spedizione estrema: Giorno 14. Sono fisicamente stremato, profondamente infreddolito e affamato come un lupo, ma non sono mai stato così incredibilmente felice in tutta la mia intera vita! L’ascensione titanica al picco innevato del Mont Maudit (la famigerata “Montagna Maledetta”, come la chiamano con timore reverenziale gli abitanti del posto) si sta rivelando la prova fisica e mentale in assoluto più dura che io abbia mai affrontato. Le temperature notturne sono crollate a -25°C e il vento gelido ulula tra le rocce aguzze con una furia spaventosa e implacabile. Stanotte ho dormito (se così si può definire l’aver chiuso gli occhi per venti minuti…) in una tenda tecnica sospesa letteralmente nel vuoto a quota >4500 metri. Un’esperienza terrorizzante! Sentivo le violente raffiche sferzare il sottile tessuto in nylon e pregavo con tutto il cuore che i chiodi d’ancoraggio (acquistati per ben 120€ in un lussuoso negozio specializzato di Chamonix) tenessero duro. Questa mattina, alle 05:00 in punto, abbiamo iniziato l’attacco finale alla vetta tanto sognata. Il nostro capocordata, un burbero e massiccio alpinista svizzero di nome Jörg, guidava il piccolo gruppo con la sicurezza innata di uno stambecco.

“Allez les gars, on ne lâche rien!”, ci incitava continuamente con il suo forte e inconfondibile accento francofono. Il percorso scelto era tecnicamente molto complesso e insidioso, pieno zeppo di profondi crepacci nascosti dalla neve fresca e pareti di ghiaccio verticale lisce e scivolose come il vetro. Ho dovuto piantare le piccozze con una forza disperata, calcolando millimetricamente ogni singolo movimento. A un certo punto critico, il mio moschettone principale si è improvvisamente inceppato a causa del fango ghiacciato! Ho vissuto tre lunghissimi secondi di panico puro; il cuore mi batteva nel petto a oltre 180 bpm. Per immensa fortuna, il mio compagno di cordata ha risolto agilmente il problema. Dopo sei ore massacranti di pura fatica, finalmente… la vetta! Il panorama sconfinato era un vero e proprio chef-d’œuvre della natura incontaminata. Abbiamo brindato con una vecchia fiaschetta di génépi alle erbe, versando una calda lacrima di immensa gioia e sollievo. Ora ci aspetta la discesa; che Dio ce la mandi buona!